La nave vicino all'isola del Giglio


Il naufragio (600 a.C.)
Una nave solca le rotte del Mediterraneo proveniente dall’Asia Minore.
È un mercantile con un carico prezioso destinato ai più importanti mercati italiani e francesi: ceramiche, profumi, unguenti, lingotti di rame e piombo, anfore, olive e strumenti musicali.
Superato lo stretto di Messina ecco in lontananza l’Isola del Giglio: lo sbarco per rifornirsi d’acqua e scambiare merci è vicino.
Il viaggio è stato lungo.
È notte e proprio mentre sembra ormai di toccare terra il tempo si ferma: un muro di fiamme, improvviso e assordante, avvolge l’imbarcazione.
Il mattino seguente la spiaggia del Campese vedrà, non lontano dalle sue sponde, il fantasma di una nave, forse greca o forse… chissà, inghiottita dal mare.
E il suo prezioso carico perso per sempre.

Il ritrovamento (anni ‘60)
Alcuni sommozzatori al largo della spiaggia del Campese ritrovano il relitto di una nave.
Sicuramente lignea e bruciata in un incendio, come dimostrano i resti anneriti e i molti tesori rimasti nascosti in fondo al mare sotto una coperta di cenere.
Si tratta proprio della nave affondata in quelle acque 26 secoli fa.
Vent’anni dopo l’archeologo subacqueo inglese, Mensun Bond, ottiene il permesso di portarne in superficie i resti e i tesori.
Si immerge.
Dal fondo del mare emergono reperti incredibili: tra di essi spiccano per bellezza e unicità un gruppo di flauti in legno e avorio.
Restaurati vengono custoditi in una teca di vetro nell’eccezionale Museo di archeologia subacquea di Porto Santo Stefano.

L’incontro (settembre 2011)
A un dibattito pubblico sul mondo etrusco si incontrano per caso l’archeologa Simona Rafanelli, direttrice del Museo Archeologico di Vetulonia e il musicista Stefano Cocco Cantini, sassofonista jazz di fama internazionale.
Un argomento li accomuna: la musica.
Il ritrovamento, trent’anni prima, degli aulós del VI secolo a.c. fa rivivere la magia di note antiche.
Due aspetti, però, rimangono avvolti dal mistero: quei flauti ritrovati e quindi la nave che li trasportava, erano davvero greci?
Qual era il loro suono, quello che le persone 2700 anni fa sentivano?
I due esperti decidono di lavorare insieme per rispondere definitivamente a queste domande: nasce un dialogo scientifico per scrivere un pezzo di storia.

La voce della storia (2012)
L’archeologa Simona Rafanelli vuole conoscere la vera origine degli strumenti ritrovati.
Sa che è grazie all’unione di storia e musica che verità sarà svelata.
Ecco perché è fondamentale trovare una fonte iconografica che mostri chiaramente come venivano suonati gli aulós di fattezza simile ai reperti della nave del Giglio.
Ne identifica una perfetta: è la tomba dei Leopardi, del V secolo a.C. e si trova a Tarquinia, vicino Roma.
Nella parete destra è dipinto un corteo rituale, dove un flautista suona un doppio strumento a fiato: la raffigurazione è chiara, precisa e dettagliata.
Grazie a Simona la storia, ora, affianca il musicista per scoprire come far risuonare una musica mai ascoltata.

Suoni ritrovati (2013)
Stefano Cocco Cantini studia la raffigurazione della tomba dei Leopardi.
L’emozione è grande nel trovarsi di fronte a colleghi di millenni fa e ogni più piccolo particolare è importante per ricostruire movimenti e armonie.
Insieme a Simona inizia uno studio attento fatto di misurazioni e confronti con altri reperti antichi, alla ricerca della verità.
Crea copie identiche ai flauti ritrovati al largo dell’isola del Giglio e inizia la sperimentazione per farle suonare.
Ed è grazie ai dettagli riportati dall’iconografia, uniti alle sue grandi passione ed esperienza che riesce a identificare e ricreare l’unica ancia capace di far suonare quei flauti.
L’emozione per Simona e Stefano è indescrivibile.
L’archeologa può dichiarare con certezza che gli strumenti ritrovati sono etruschi e sciogliere così il mistero sull’origine della nave affondata 2700 anni fa.
Il musicista regala alla storia suoni che si credevano perduti per sempre.

  • La Mostra Evento


  • MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO ISIDORO FALCHI DI VETULONIA
    La mostra-evento di quest’anno viene a collocarsi nella data conclusiva delle iniziative culturali promosse all’interno della manifestazione a carattere regionale Amico Museo, alla quale il museo di Vetulonia aderisce da oltre un decennio, partecipando attraverso spettacoli di musica, di moda, di teatro, o mediante l’allestimento di una esposizione a tema archeologico, atta a rispondere alla vocazione culturale, oltrechè turistica del territorio.

    Con la mostra 2018 si intende dare un compimento al percorso intrapreso nella trilogia espositiva dedicata all’indagine delle forme dell’abitare e del vivere quotidiano di alcune fra le maggiori civiltà del mondo antico, le cui vicende storiche si sono intrecciate con quelle sviluppatesi nel nostro territorio.

    CONTINUA...

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